Relazione banche- rischio sovrano – NBFI: un’analisi critica della ricerca BIS – Luglio 2026
di Ivo Invernizzi*
Il paper di ricerca n. 1369 della Bank for International Settlements (Dipartimento Monetario ed Economico), aggiornato il 16 luglio 2026, intitolato “The Evolving Nexus: Sovereigns, Banks and NBFIs” (“Il nesso in evoluzione: sovrani, banche e istituzioni finanziarie non bancarie”), di Stefan Avdjiev, Bryan Hardy e Maximilian Jager, sostiene che la tradizionale relazione tra Stato e banche si sia evoluta in un nesso più ampio tra Stato, banche e istituzioni finanziarie non bancarie. Lo studio BIS dimostra che la crescente interconnessione tra banche e istituzioni finanziarie non bancarie (NBFI) è diventata un canale fondamentale mediante il quale il rischio del debito sovrano si propaga all’interno del sistema finanziario.
Cerchiamo di sintetizzare le conclusioni di tale interessante ricerca, formulando qualche plausibile controargomentazione.
A. Il nesso tra Stato, Banca e NBFI
L’inflazione elevata può indurre le banche centrali ad alzare i tassi d’interesse ufficiali, riducendo i prezzi dei titoli di Stato e indebolendo i bilanci di banche e NBFI che investissero consistentemente in essi. Di conseguenza, secondo gli autori, le NBFI mediante il fattore leva finanziaria potrebbero amplificare gli shock mediante vendite forzate originate da pressioni di liquidità, trasmettendo lo stress del debito sovrano alle banche in misura maggiore rispetto ai loro investimenti diretti in titoli di Stato. Si ricordi peraltro che, un capitale bancario più solido, una regolamentazione della liquidità più efficace e gli strumenti di finanziamento spesso messi a disposizione alle banche negli ultimi anni da alcune autorevoli banche centrali potrebbero mitigare significativamente tale meccanismo di trasmissione.
B. Dati e approccio empirico utilizzato nello studio
Utilizzando i dati a livello di singola banca forniti dall’EBA, le statistiche bancarie consolidate della BIS, gli spread dei CDS bancari senior e le obbligazioni di debito sovrano presenti negli attivi finanziari degli istituti non bancari (NBFI o Non Banking Financial Institution), gli autori del paper BIS osservano che, a decorrere dal 2016, le esposizioni indirette agli NBFI spiegano meglio il rischio sovrano-bancario rispetto alle esposizioni dirette al debito sovrano. Tuttavia, le correlazioni dei CDS misurano le percezioni del mercato e potrebbero non cogliere appieno i fondamentali circa la solidità e il relativo rischio di credito dell’emittente o le causalità sottostanti.
C. Il nuovo nesso tra debito sovrano, banche e NBFI
Il documento BIS conclude che, dopo il 2016, il rischio sovrano fluisce sempre più mediante le esposizioni finanziarie delle banche verso le NBFI (esposizione sovrana indiretta) piuttosto che mediante il rischio originato dai portafogli di obbligazioni sovrane detenuti direttamente dalle banche nei loro attivi finanziari. Gli aumenti dei tassi di interesse che potrebbero seguire a un periodo d’inflazione prolungata, rafforzano tale meccanismo di trasmissione indiretta, incrementando lo stress originato dalla leva finanziaria e dal rischio di credito. Tuttavia, un attento osservatore potrebbe obiettare che, il calo dell’inflazione e la normalizzazione dei bilanci di tali categorie di investitori, potrebbero ridurre nel tempo le vulnerabilità delle NBFI.
Conclusione
Il paper BIS conclude che il rischio del debito sovrano non è scomparso, ma si è spostato dagli investimenti diretti delle banche in titoli governativi verso esposizioni sempre più complesse che coinvolgono gli istituti finanziari non bancari (NBFI). Durante i periodi inflazionistici, tassi d’interesse più elevati riducono le valutazioni dei titoli di Stato, intensificano gli effetti moltiplicativi di leva finanziaria, possono contribuire (ma non totalmente) a carenze di liquidità e aumentare la volatilità dei mercati finanziari. Se introduciamo ipotesi sulla seconda metà del 2026 e sulla prima metà del 2027, qualora l’inflazione dovesse moderarsi e le banche centrali fossero indotte a moderare la politica monetaria, le valutazioni dei titoli di Stato potrebbero stabilizzarsi. Ciononostante, l’elevato debito pubblico nel caso di alcuni Stati, le esigenze di rifinanziamento e la persistente leva finanziaria del mercato suggeriscono che il rischio del debito sovrano rimarrà un punto di attenzione per quanto attiene alla stabilità finanziaria.
*Ivo Invernizzi: “opera dell’ingegno umano realizzata con il solo supporto di sistemi di IA sotto supervisione editoriale”
*“i contenuti sono riferibili unicamente all’autore ed esprimono la sua personale opinione al 22/07/2026, non costituiscono alcuna raccomandazione d’investimento e non impegnano le società e istituzioni di appartenenza”
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‘The evolving nexus: sovereigns, banks and NBFIs’, BIS working papers, No 1369, 16th July 2026
