Skip to main content Scroll Top

Inflazione e redditività bancaria: la view Bankit – Aprile 2026

di Ivo Invernizzi*

Il discorso “Il sistema finanziario italiano: stabilità, innovazione e prospettive future”, tenuto il 20 aprile 2026 da Sergio Nicoletti Altimari, Vice Direttore Generale di Banca d’Italia, in occasione dei ‘Firenze Taks’ a Washington D.C., ha offerto una valutazione economica del settore bancario italiano in un contesto globale in continua evoluzione. Un tema chiave del discorso è stata la trasmissione degli shock inflazionistici legati al settore energetico alla politica monetaria e all’intermediazione finanziaria. Il discorso ha evidenziato come l’impennata inflazionistica successiva al 2021 – in parte legata ai prezzi dell’energia – abbia innescato una politica monetaria più restrittiva, con conseguenti effetti sulla redditività delle banche, sui bilanci e sulle dinamiche del credito. Comprendere la trasmissione dell’inflazione energetica riconducibile al conflitto USA-Iran agli aumenti dei tassi della BCE è fondamentale al fine di distinguere gli effetti di primo livello sui margini bancari dai rischi macrofinanziari di secondo livello (i celebri ‘second round effect’).

Ecco i punti salienti del discorso.

Inflazione energetica

L’inflazione energetica agisce come uno shock esogeno primario che alimenta rapidamente l’inflazione complessiva, innescando una stretta monetaria. Tale meccanismo di causa-effetto, innalza i tassi di interesse e inizialmente aumenta la ripidità della curva dei rendimenti, generando effetti positivi di primo livello sui margini di interesse netti delle banche, poiché i tassi sui prestiti si adeguano più rapidamente dei costi dei depositi, incrementando la redditività nel breve termine.

Margine d’interesse netto

Il discorso suggerisce che la normalizzazione dei tassi d’interesse post Covid dopo l’impennata inflazionistica ha ripristinato la redditività delle banche, con un significativo aumento del ROE. Tale fenomeno, riflette un classico meccanismo di trasmissione: tassi BCE più elevati aumentano gli spread sui prestiti, in particolare laddove i depositi rimangono rigidi e non remunerati in funzione dell’evoluzione a rialzo dei tassi, consentendo alle banche di ottenere margini d’intermediazione più elevati garantendo un gap temporale anteriore all’adeguamento dei costi di funding.

Effetti di secondo livello (second round effect)

Tuttavia, gli effetti di secondo livello emergono mediante il deterioramento macroeconomico. Gli shock energetici riducono il reddito reale dei consumatori clienti bancari retaail e i margini aziendali dei clienti bancari corporate, aumentando il rischio di credito delle banche nel tempo. Con l’indebolimento della crescita e l’aumento dei rischi di recessione, a causa della prolungata pressione sui prezzi dell’energia, i crediti deteriorati (NPL) potrebbero aumentare, compensando i precedenti guadagni di redditività e inasprendo le condizioni di offerta del credito (financial condition).

Settori ‘energy intensive’

L’inflazione trainata dal settore energetico introduce anche eterogeneità nell’esposizione settoriale delle banche, penalizzando in particolare i settori ad alta intensità energetica. Per tale via, le banche si trovano ad affrontare rischi indiretti di bilancio a causa dell’indebolimento della capacità di rimborso dei mutuatari. Ciò amplifica il canale del credito della politica monetaria, dove tassi più ‘tight’ e costi energetici più elevati comprimono congiuntamente gli investimenti aziendali e aumentano le probabilità di default della clientela bancaria corporate.

Disinflazione

Nel medio termine, l’inversione dell’inflazione e la normalizzazione dei tassi comprimono nuovamente i margini, come evidenziato nel discoro. Il minore reddito netto da interessi delle banche successivo alla disinflazione, riflette sia il calo dei tassi sia le pressioni competitive sui depositi, indicando che i benefici iniziali derivanti dalla stretta monetaria indotta dall’inflazione sono ciclici e non strutturalmente persistenti per la redditività delle banche.

Conclusione

Uno shock energetico temporaneo innesca un processo inflazionistico dinamico con effetti temporali distinti. Nel breve termine, l’inflazione complessiva aumenta bruscamente, spingendo la BCE ad aumentare i tassi e incrementando i margini delle banche anche comportando una più rapida rivalutazione degli attivi. Nel medio termine, prevalgono gli effetti di secondo livello (second round effect): una crescita più debole, un aumento del rischio di credito e condizioni finanziarie più restrittive erodono la redditività e possono compromettere la qualità degli attivi. Anche l’inflazione di base può essere influenzata dal trasferimento dei salari e dei costi, prolungando la stretta monetaria. Nel lungo periodo, con la stabilizzazione dei prezzi dell’energia, l’inflazione diminuisce e i tassi si normalizzano, comprimendo nuovamente i margini. Pertanto, l’effetto netto è intertemporale: inizialmente positivo per le banche, ma progressivamente negativo.

*Ivo Invernizzi: “opera dell’ingegno umano realizzata con il solo supporto di sistemi di IA sotto supervisione editoriale”

*“i contenuti sono riferibili unicamente all’autore ed esprimono la sua personale opinione  al 24/04/2026, non costituiscono alcuna raccomandazione d’investimento e non impegnano le società e istituzioni di appartenenza”

_________________________________________________________________________

RIFERIMENTI

 “The Italian Financial System: Stability, Innovation, and the Road Ahead”, Bankit, 20th April 2026

 

Privacy Preferences
When you visit our website, it may store information through your browser from specific services, usually in form of cookies. Here you can change your privacy preferences. Please note that blocking some types of cookies may impact your experience on our website and the services we offer.