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Dinamiche del beta dei depositi – Maggio 2026

di Ivo Invernizzi*

1. Il beta dei depositi nell’attuale ciclo dei tassi

Il beta dei depositi misura la quota di variazione del tasso di interesse di riferimento di una banca centrale che le banche commerciali trasferiscono ai loro depositanti. Formalmente, è il rapporto tra la variazione dei tassi sui depositi e la variazione del tasso di riferimento in un dato ciclo monetario. Un beta dei depositi pari a 0 significa che la banca assorbe l’intera variazione del tasso come espansione del margine di interesse netto (NIM), mentre un beta pari a 1 implica un trasferimento completo ai depositanti. Nei cicli di inasprimento monetario, le banche storicamente registrano beta bassi, mantenendo il vantaggio dello spread, ma la crescente concorrenza e la migrazione dei depositi comprimono gradualmente tale vantaggio. Nell’attuale contesto, sia la Federal Reserve (Fed) sia la Banca Centrale Europea (BCE) hanno sospeso i rispettivi cicli di riduzione dei tassi a causa delle rinnovate pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente. Dalla fine del 2025 la Federal Reserve ha mantenuto il tasso sui Fed Funds tra il 3,50% e il 3,75%, mentre il tasso di riferimento della BCE sui depositi è rimasto ancorato al 2,00% da giugno 2025. I mercati finanziari ora scontano la possibilità che entrambe le banche centrali possano riprendere ad aumentare i tassi o quantomeno mantenerli elevati fino a tutto il 2026 creando per le banche un contesto impegnativo per la gestione del beta dei depositi in tutte le giurisdizioni. Per i CFO delle banche e i desk ALM, il beta dei depositi rappresenta quindi la variabile chiave al fine di ottenere sostenibilità del margine di interesse netto (NIM) nella seconda metà del 2026.
Analizziamo le ultime tendenze nel beta dei depositi nei primi 135 giorni del 2026.

2. Banche americane

▪ Composizione dei depositi (volumi e struttura per scadenze): i depositi bancari statunitensi hanno continuato a mostrare un cambiamento strutturale nel primo trimestre del 2026. I depositi a vista senza interessi (Non Interest Bearing), crollati da circa il 30% dei depositi totali nel 2022 a meno del 22% alla fine del 2025, si sono ora parzialmente stabilizzati. I dati relativi al primo trimestre 2026, mostrano che diverse banche americane di medie dimensioni, hanno registrato una modesta ripresa della quota di depositi in essere, trainata da afflussi stagionali legati alle imposte. I volumi totali dei depositi sono cresciuti modestamente (+3-4% su base trimestrale per le banche che hanno presentato i dati). La composizione, tuttavia, è rimasta divisa: le grandi banche dei centri finanziari hanno continuato a vedere i clienti migrare la loro liquidità dai conti correnti a basso costo verso fondi monetari e certificati di deposito a rendimento più elevato, mentre le banche locali con solide relazioni operative hanno registrato una maggiore fidelizzazione dei depositi in essere. I certificati di deposito intermediati sono aumentati presso diversi istituti, segnalando una continua pressione sui costi del funding per le banche. A livello di settore, il costo dei depositi è sceso dal 2,61% nel 2024 a circa il 2,26% nel 2025, sebbene alcuni analisti ritengano improbabile un ulteriore miglioramento, data la rinnovata concorrenza.
▪ Tassi di rendimento: i beta dei depositi statunitensi sono rimasti asimmetricamente bassi nell’intervallo 1° gennaio – 14 maggio 2026. Nonostante la Fed abbia mantenuto i tassi tra il 3,50% e il 3,75%, le banche sono state lente a ricalcolare i tassi al rialzo. Il costo medio dei depositi presso diversi istituti di credito mostra che il beneficio ai costi di funding derivante dai tagli della Fed del 2025 si sta ancora facendo sentire. Tuttavia, i rendimenti dei certificati di deposito (CD) stanno ricominciando a salire: alcuni dati mostrano che banche e cooperative di credito mantengono o aumentano leggermente i rendimenti dei CD all’inizio del 2026, riflettendo l’intensificarsi della concorrenza per i finanziamenti a termine In questo contesto di “mantenimento”, il beta effettivo dei depositi fruttiferi sta convergendo verso il 30-45% su base cumulativa ciclica, con una significativa dispersione tra le grandi banche (beta più bassi, maggiore solidità del marchio) e le banche regionali più piccole (beta più alti, maggiore pressione sui finanziamenti).
▪ Caratteristiche strutturali delle coperture di rischio tasso: le banche statunitensi hanno sempre più utilizzato coperture strutturali ALM al fine di gestire l’IRRBB (Interest Rate Risk in the Banking Book). Molti titoli a tasso fisso detenuti negli attivi finanziari delle banche americane e originati a rendimenti pre-ciclo di rialzo stanno ora scadendo e vengono riprezzati a tassi più elevati, fornendo un naturale impulso positivo al margine di interesse netto (NIM) sul lato attivo che compensa parzialmente la pressione sui costi dei depositi. Grandi istituti bancari americani rivolti al retail modellano attivamente la sensibilità del beta dei depositi: l’analisi di sensibilità dell’NII da interessi comprende molteplici scenari di shock dei tassi e presuppone un comportamento dinamico dei prezzi dei depositi all’interno dei loro modelli di ALM. Il sistema di depositi stesso funge da copertura strutturale: i depositi delle banche non bancarie e i depositi a basso beta, caratterizzati da una certa rigidità comportamentale, sostengono i portafogli di attività a tasso fisso con duration estesa. Le banche regionali e locali continuano ad accumulare depositi di base e a ridurre la dipendenza dai finanziamenti all’ingrosso, migliorando sia il margine di interesse netto (NIM) sia il loro valore contabile. Il principale rischio strutturale rimane il ritmo della migrazione dai depositi non fruttiferi verso quelli fruttiferi, qualora i tassi dovessero rimanere elevati.

3. Banche europee 

▪ Composizione dei depositi (volumi e struttura delle scadenze): i volumi dei depositi nell’area euro hanno mostrato andamenti eterogenei nel periodo gennaio-maggio 2026. I dati della BCE rivelano che i tassi sui depositi overnight delle imprese sono rimasti stabili a circa lo 0,52-0,54% da gennaio a marzo 2026, mentre i depositi a termine (fino a un anno) delle imprese sono aumentati marginalmente dall’1,90% di gennaio all’1,94% di marzo. I depositi overnight delle famiglie sono rimasti in gran parte non remunerati. Il cambiamento strutturale nella composizione dei depositi, che si sta spostando dai depositi overnight (a richiesta) verso i depositi a termine sensibili ai tassi – fortemente evidenziato durante il ciclo di inasprimento 2022-2024 – si è parzialmente stabilizzato con la stabilizzazione del tasso DFR BCE al 2,00%. Tuttavia, la guerra in Medio Oriente e il conseguente shock energetico hanno riacceso la domanda di depositi a termine nel primo trimestre del 2026, poiché sia le imprese sia le famiglie hanno cercato di bloccare i tassi in vista di un potenziale aumento da parte della BCE. Le banche digitali, che ormai rappresentano una quota significativa della raccolta di depositi al dettaglio in Europa, mostrano dinamiche di repricing più rapide: il loro modello di business basato su app riduce i costi di passaggio e impone adeguamenti più veloci dei tassi, mentre le banche tradizionali appartenenti a gruppi bancari mostrano un’evoluzione più graduale del mix di prodotti. L’eccesso di liquidità nell’Eurosistema è diminuito di 91 miliardi di euro, attestandosi a 2.379 miliardi di euro nel primo trimestre del 2026, segnalando condizioni di finanziamento progressivamente più restrittive in futuro.
▪ Trasmissione dei tassi: la trasmissione dei tassi ufficiali a quelli sui depositi nell’area euro è rimasta strutturalmente incompleta, ma ha mostrato segnali di accelerazione, in quanto i rischi geopolitici hanno ridefinito le aspettative sui tassi. Un’analisi storica della BCE, mostra che circa l’86% delle variazioni del tasso di riferimento si trasmette ai nuovi depositi a termine delle imprese, contro solo il 23% ai depositi overnight delle famiglie: un’asimmetria strutturale intrinseca al modello bancario europeo. Nel periodo gennaio-maggio 2026, con il tasso d’interesse sui depositi della BCE al 2,00%, si stima che i beta cumulativi sui depositi delle famiglie rimarranno nell’intervallo 30-45% (con un ritardo significativo), mentre i beta sui depositi a termine delle imprese saranno più elevati, avvicinandosi al 70-80%. Le banche più grandi e liquide mostrano beta inferiori: storicamente, un aumento di 1 punto percentuale del tasso ufficiale BCE si riverbera in aumenti di tassi sui depositi a termine inferiori di circa 12 basis point presso i grandi istituti rispetto ai concorrenti di dimensione inferiore. Poiché gli analisti professionisti prevedono sempre più un aumento dei tassi della BCE nel terzo-quarto trimestre del 2026, la pressione competitiva sul pricing dei depositi si sta intensificando prima di qualsiasi azione formale sui tassi, comprimendo il margine d’interesse netto. Le banche digitali stanno già riducendo i tassi nel contesto di allentamento monetario, pur dovendo affrontare contemporaneamente la pressione sui margini dovuta al ritardo nella revisione dei prezzi dei prestiti.

▪ Caratteristiche strutturali della copertura del rischio tasso: le priorità di vigilanza europee per il periodo 2024-2026 richiedono esplicitamente alle banche di affinare la governance ALM e di sottoporre a stress test le ipotesi sul comportamento dei depositi (depositi a scadenza fissa, NMD on Non Maturing Deposits), in particolare le ipotesi di volume e repricing alla base dei modelli IRRBB. Le principali banche dell’area euro utilizzano modelli di portafoglio replica, progettando portafogli di crediti a reddito fisso che replicano le dinamiche dei saldi dei depositi al fine di minimizzare la deviazione standard del margine di interesse netto (NIM). Il rischio strutturale di tasso d’interesse si verifica quando le attività a tasso variabile sono finanziate in modo sostanziale da passività non sensibili ai tassi d’interesse, come i depositi a scadenza fissa (NMD) fruttiferi, caratterizzati da una forte rigidità di comportamento. Le banche europee, molte delle quali detengono ancora portafogli significativi di mutui a tasso fisso e portafogli titoli in notevole parte composti da obbligazioni sovrane, sono parzialmente coperte mediante l’estensione della duration dei depositi. Tuttavia, la revisione della curva dei rendimenti, innescata dallo shock energetico nel primo trimestre del 2026, con i rendimenti dei titoli di Stato dell’area euro a 10 anni ponderati per il PIL saliti a circa il 3,3% e quelli dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni al 4,3%, ha incrementato le perdite non realizzate su tali portafogli a tasso fisso, aumentando la vulnerabilità IRRBB.

4. Banche italiane

▪ Composizione dei depositi (volumi e struttura delle scadenze): le banche italiane presentano una composizione dei depositi strutturalmente peculiare, dominata dai depositi a vista (overnight), a differenza di Francia e Paesi Bassi, dove prevalgono i depositi a termine. Tale caratteristica compositiva, ha mantenuto i beta dei depositi italiani tra i più bassi dell’area euro, stimati a circa il 15,5% su base cumulativa fino all’inizio del 2026, ben al di sotto della media dell’area euro. Un ostacolo persistente e strutturalmente significativo ai volumi di deposito è rappresentato dall’aggressivo programma BTP retail del Tesoro italiano. Con rendimenti BTP vicini al 3,45-3,50% e un’aliquota fiscale preferenziale del 12,5% contro il 26% sui depositi bancari, i risparmi retail continuano a migrare verso i titoli di Stato.
▪ Tassi passthrough: il trasferimento ai tassi sui depositi bancari italiani è rimasto eccezionalmente contenuto fino a maggio 2026, riflettendo una combinazione di fattori strutturali e ciclici. Il tasso medio sui depositi delle famiglie italiane si attestava intorno all’1,0% all’inizio del 2026, in linea con una rinegoziazione storicamente minima. Due fattori hanno frenato la competitività dei prezzi dei depositi: 1. l’abbondante liquidità residua del sistema, in particolare presso le maggiori banche commerciali, ha ridotto l’urgenza di attrarre nuovi finanziamenti; 2. la stagnazione della domanda di credito ha fatto sì che le banche avessero pochi incentivi a presentare offerte aggressive per passività aggiuntive. Con le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della BCE per la seconda metà del 2026, le banche italiane si troveranno ad affrontare una rinegoziazione ritardata ma inevitabile in caso di inasprimento della politica monetaria della BCE.
▪ Caratteristiche di copertura strutturale: le banche italiane beneficiano di uno dei sistemi di depositi più stabili in Europa: un ampio stock di depositi a vista con un tasso di svalutazione estremamente basso e una minima sensibilità alle variazioni di pricing di tasso dovute a fattori comportamentali, che funge da copertura naturale a lungo termine contro i portafogli di attività a tasso variabile. Le maggiori banche italiane mantengono portafogli BTP significativi nei loro bilanci, creando un importante legame strutturale tra i rendimenti dei titoli di Stato e la redditività bancaria. Tale duplice esposizione, ovvero la concorrenza per il finanziamento mediante depositi da parte dei BTP al dettaglio sul lato delle passività e pressione di mark-to-market dei BTP sul lato delle attività, crea un profilo di rischio unico e asimmetrico. Quando i rendimenti dei BTP aumentano – come è accaduto nel primo trimestre del 2026 a seguito della rinegoziazione dei prezzi dovuta allo shock energetico il portafoglio sovrano subisce pressioni di mark-to-market, mentre il lato delle passività perde contemporaneamente depositi al dettaglio a favore del mercato obbligazionario primario. Tuttavia, la riduzione dello spread BTP-Bund ai minimi degli ultimi 15 anni, combinata con condizioni politiche storicamente stabili, ha parzialmente attenuato il rischio sovrano. La stretta quantitativa della BCE e la riduzione delle TLTRO stanno gradualmente eliminando un cuscinetto di liquidità strutturale presente in precedenza, aumentando l’importanza strategica della gestione del beta dei depositi.

5. Prospettive: Beta dei depositi nel secondo semestre 2026 e implicazioni di politica monetaria

Le prospettive del beta dei depositi per il secondo semestre 2026 divergono significativamente nelle tre giurisdizioni esaminate (US, UE, Italia), ma tutte e tre si trovano ad affrontare una sfida generale comune: i percorsi dei tassi d’interesse delle banche centrali sono diventati sostanzialmente meno prevedibili a causa degli shock geopolitici nel settore energetico, limitando la capacità delle banche di gestire con precisione i costi sul lato delle passività.
Per le banche statunitensi, il mantenimento dei tassi da parte della Fed al 3,50-3,75% con una proiezione mediana del dot plot di un solo ulteriore taglio nel 2026 e con i mercati che scontano il rischio di aumenti se l’inflazione dovesse riaccelerare implica che il ciclo del beta dei depositi sta entrando in una fase di rinnovata pressione al rialzo. I rendimenti dei certificati di deposito sono già in aumento, la migrazione dei nuovi investitori istituzionali sta riprendendo e la consapevolezza finanziaria dei clienti retail, ora abilitata dall’intelligenza artificiale, sta riducendo strutturalmente la rigidità dei depositi. Le banche con una solida presenza nel mercato dei depositi a tasso fisso manterranno i vantaggi in termini di margine di interesse netto, ma è improbabile che i costi dei depositi a livello di settore diminuiscano ulteriormente. Un ipotetico aumento dei tassi da parte della Fed accelererebbe bruscamente la revisione del pricing dei depositi, con beta potenzialmente superiori al 50-60% sui depositi fruttiferi presso gli istituti bancari maggiormente competitivi.

Nel caso delle banche europee, il ciclo di trasmissione dei tassi ufficiali al pricing dei depositi bancari potrebbe accelerare significativamente nella seconda metà del 2026. I beta dei depositi a termine delle imprese, già al 70-80%, potrebbero raggiungere l’85-90% in seguito a incrementi dei tassi, mentre i beta dei depositi delle famiglie seguirebbero con un certo ritardo. Le dinamiche di revisione di pricing più rapide delle banche digitali intensificheranno la pressione competitiva sugli istituti tradizionali. Le banche più esposte sono quelle con ampi portafogli di depositi a tasso variabile e limitate coperture strutturali del rischio di tasso mediante replica dei portafogli. Il margine d’interesse netto (NIM) potrebbe subire pressioni nel secondo semestre del 2026 anche prima di un eventuale aumento formale, poiché i mercati dei depositi prezzano preventivamente una stretta monetaria.

Per le banche italiane, le prospettive per il secondo semestre del 2026 sono più complesse. Il basso beta dei depositi (circa 15,5%) è strutturalmente ancorato alla predominanza dei depositi a vista e alle riserve di liquidità delle grandi banche, ma tre forze rischiano di portare a una convergenza verso le medie dell’area euro: 1. la continua emissione di BTP sottrae risparmi al dettaglio alle passività bancarie; 2. il graduale ritiro di liquidità della BCE tramite QT ed expiry delle TLTRO; e 3. l’atteso aumento dei tassi della BCE che inneschi una rivalutazione da parte dei risparmiatori italiani dei loro rendimenti sui depositi storicamente bassi. La redditività del settore bancario italiano è quindi caratterizzata da un dilemma strutturale: esposizione al portafoglio sovrano domestico sul lato attivo e crescente concorrenza dei titoli di Stato sulle passività sul lato dei depositi.

*Ivo Invernizzi: “opera dell’ingegno umano realizzata con il solo supporto di sistemi di IA sotto supervisione editoriale”

*“i contenuti sono riferibili unicamente all’autore ed esprimono la sua personale opinione  al 16/05/2026, non costituiscono alcuna raccomandazione d’investimento e non impegnano le società e istituzioni di appartenenza”

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RIFERIMENTI

European Central Bank, Monetary Policy Decision, April 30, 2026 — ECB holds deposit facility rate at 2.00%; statement on intensified upside inflation risks and downside growth risks from the Middle East energy shock.

European Central Bank, Euro Area Bank Interest Rate Statistics: March 2026, published May 2026 — corporate term deposit rates, overnight deposit rates, and pass-through data for January–March 2026.

Board of Governors of the Federal Reserve System, FOMC Statement, April 29, 2026 — federal funds rate held at 3.50–3.75% for third consecutive meeting, Powell press conference on inflation, labor market, and absence of hike intent.

Scope Ratings, Italian Banks: No Acceleration in Deposit Repricing but Funding Pressure Set to Intensify, 2024 (most recent Scope publication cited) — Italian deposit beta at 15.5%, demand-deposit dominance, BTP competition analysis.

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