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Deregolamentazione bancaria in USA: spunti di riflessione e comparazione internazionale – Agosto 2026

di Ivo Invernizzi*

Secondo uno studio sulla deregulation bancaria pubblicato da Latham & Watkins il 20 gennaio 2026, il settore bancario statunitense sta attraversando la più significativa revisione normativa con deregolamentazione dall’era post-Dodd-Frank del 2008. Durante il secondo mandato dell’amministrazione Trump, un’ampia agenda di deregolamentazione ha rimodellato il rapporto tra le autorità di vigilanza federali, ovvero la Federal Reserve, la FDIC e l’OCC, e gli istituti bancari sottoposti alla loro supervisione. La direzione intrapresa è chiara: requisiti patrimoniali inferiori, stress test più trasparenti, approvazioni più rapide delle fusioni e acquisizioni bancarie (M&A) e un quadro di leva finanziaria ricalibrato. Se da un lato i sostenitori della deregolamentazione affermano che tali cambiamenti agevoleranno la capacità di erogazione del credito e i rendimenti per gli azionisti, voci dissenzienti all’interno della Fed avvertono che l’effetto cumulativo potrebbe minare la stabilità finanziaria americana. Senza pretesa di esaustività riguardo a tutti i driver di deregulation, ne citeremo cinque di interesse per il lettore, rimandandolo ai dettagli dello studio per i punti ulteriori.

1. Fase Finale di Basilea III (Basel III endgame)

Il Finale di Basilea III – l’ultima fase delle riforme patrimoniali post-crisi finanziaria introdotta in USA – è stato sostanzialmente riscritto nell’ambito dell’attuale regime normativo sotto l’amministrazione Trump. Nel marzo 2026, la Federal Reserve, la FDIC e l’OCC hanno presentato congiuntamente un pacchetto di proposte che avrebbero portato a una “moderata riduzione” dei requisiti patrimoniali per le maggiori banche statunitensi, un netto dietrofront rispetto alla proposta dell’era Biden che mirava ad aumentarli in modo sostanziale, in qualche modo avvicinando i requisiti patrimoniali delle 8 big US G-SIB Banks (Global Systemically Important Banks) a quelli imposti alle banche europee. Ricordiamo per dovere di completezza che, il sistema bancario statunitense conta oltre 4.300 banche regionali e comunitarie (inclusi circa 4.129 istituti comunitari e poco più di 130 banche regionali di medie dimensioni) che restano esenti dai requisiti patrimoniali avanzati e più severi dell’accordo di Basilea III (applicati in via principale solo ai grandi gruppi sistemici G-SIB). Si noti peraltro che, tali proposte sono soggette a un periodo di consultazione pubblica di 90 giorni prima della loro finalizzazione.  Inoltre, per quanto attiene al Common Equity Tier 1 (CET1) o patrimonio di miglior qualità, le proposte di deregolamentazione ridurrebbero i requisiti per gli istituti più grandi, liberando capitale da destinare a prestiti, riacquisti di azioni proprie e dividendi. Si prevede inoltre che, le banche di medie dimensioni e regionali (come già detto esonerate da Basilea III) saranno al centro dell’attenzione della Fed per l’attuazione nel 2027. Il governatore della Fed Michael Barr, voce dissenziente sul tema deregulation, ha avvertito nel giugno 2026 che tali proposte “indeboliscono considerevolmente la regolamentazione e la supervisione bancaria” e aumentano i rischi per la stabilità finanziaria, sebbene la sua opinione rimanga una posizione minoritaria all’interno dell’attuale apparato bancario federale.

2. Stress test delle banche statunitensi

Il quadro annuale degli stress test, un pilastro della supervisione post-crisi finanziaria, è stato significativamente riformato nel 2026, con modifiche volte ad aumentare la trasparenza e ridurre la volatilità nei calcoli dei buffer di capitale. Nel febbraio 2026, la Fed ha finalizzato scenari ipotetici per i suoi stress test sostanzialmente simili a quelli proposti nell’ottobre 2025. Il Board of Governors Fed ha votato per mantenere inalterati gli attuali requisiti del cuscinetto di capitale di stress (SCB o Stress Capital Buffer) fino al 2027, seppure la revisione normativa vada proseguendo. Lo stress test del 2026 ha valutato 32 grandi banche rispetto a uno scenario di grave recessione globale caratterizzato da cali significativi nei prezzi degli immobili commerciali e azionari. Tutti e 32 gli istituti hanno superato il test. Nonostante abbia assorbito oltre 708 miliardi di dollari di perdite ipotetiche totali sui prestiti, il capitale CET1 aggregato è diminuito di soli 1,6 punti percentuali, rimanendo al di sopra dei requisiti minimi per tutto l’anno 2025 preso in osservazione. Tuttavia, è fondamentale evidenziare che, i risultati del 2026 non avranno un impatto sui requisiti patrimoniali di quest’anno, poiché la Fed continua a rivedere il quadro normativo. Tale disallineamento tra risultati dei test e riserve di capitale effettive rappresenta di per sé un cambiamento strutturale. Il presidente Fed, Kevin Warsh, ha manifestato la sua disponibilità a ulteriori riforme in merito alla metodologia degli stress test già nel luglio 2026. L’effetto pratico è stato immediato: in seguito alla pubblicazione dei risultati del 24 giugno 2026, le principali istituzioni bancarie hanno annunciato significativi aumenti dei dividendi e nuovi programmi di riacquisto di azioni proprie, resi possibili dal regime di riserve di capitale più flessibile. Si tratta di un trade off tra remunerazione degli azionisti e lieve penalizzazione nella robustezza patrimoniale.

3. Deregolamentazione delle fusioni e acquisizioni nel settore bancario

La politica delle fusioni bancarie sta subendo un riassetto strutturale. Sotto l’amministrazione Biden, le procedure di revisione delle fusioni erano diventate lunghe e imprevedibili. L’attuale contesto normativo ha invertito decisamente tale tendenza. Nel luglio 2026, il Congresso ha approvato l’H.R. 6955, un pacchetto di regolamentazione bancaria che accelererebbe le procedure di revisione delle fusioni, modificherebbe le soglie patrimoniali che attivano il controllo normativo, adatterebbe le normative ai modelli di business delle banche e limiterebbe la considerazione del rischio reputazionale durante le ispezioni. Tale disegno di legge, consentirebbe inoltre alle banche di contestare i risultati delle ispezioni, un significativo cambiamento procedurale che riduce la discrezionalità delle autorità di vigilanza. Gli studiosi del settore bancario americano descrivono tale cambiamento come una “trasformazione epocale nella regolamentazione”, destinata ad alimentare il consolidamento nel settore dei servizi finanziari, in concomitanza all’ondata di deregolamentazione che si sta diffondendo a livello globale, anche in Europa. Nel giugno 2026, il Segretario del Tesoro USA Bessent ha richiamato il valore della deregolamentazione come pilastro centrale della strategia bancaria dell’amministrazione Trump. Si prevede che la combinazione di requisiti patrimoniali inferiori, approvazioni delle delibere di fusione più rapide e un orientamento di vigilanza più permissivo, accelererà il consolidamento di settore, in particolare tra gli istituti di medie dimensioni e regionali che cercano di raggiungere economie di scala in un contesto operativo con costi più elevati.

4. Rapporto di leva finanziaria supplementare (SLR o Supplementary Leverage Ratio) 

Il rapporto di leva finanziaria supplementare, e la sua variante più rigorosa, l’SLR potenziato (enhanced SLR), applicato agli istituti più grandi, è stato un punto focale dell’agenda di deregolamentazione 2026. Il pacchetto normativo di marzo 2026 includeva proposte specifiche per allentare l’eSLR, a lungo criticato dalle grandi banche per aver limitato la loro capacità di intermediazione nei mercati dei titoli obbligazionari Treasury Tesoro statunitensi e di espansione delle operazioni di prime brokerage e trading. Per completezza ricordiamo al lettore che, Il Supplementary Leverage Ratio (SLR) è un requisito patrimoniale di Basilea III che misura il capitale di Classe 1 (Tier 1) di una banca rispetto alla sua esposizione totale, inclusi gli elementi fuori bilancio. A differenza dei parametri basati sul rischio, l’SLR tratta ogni attività allo stesso modo, imponendo un limite rigido alla leva finanziaria complessiva. L’inclusione o l’esclusione dei titoli di Stato USA (Treasury) dal Supplementary Leverage Ratio (SLR) è un tema centrale della regolamentazione bancaria. Durante la pandemia nel 2020, la Fed concesse un’esclusione temporanea di Treasury e riserve di liquidità dal calcolo del citato coefficiente al fine di favorire la stabilità del mercato obbligazionario. In seguito, autorità ed esperti hanno discusso se rendere tale esenzione permanente al fine di evitare che l’SLR limitasse gli acquisti di titoli del tesoro americano da parte delle banche. La riforma dell’SLR dovrebbe liberare circa 13 miliardi di dollari di capitale per gli istituti più grandi. Le banche che hanno investito il capitale liberato nel prime brokerage e nel trading nel primo trimestre del 2026 hanno registrato un aumento tangibile dei ricavi da trading, confermando la tesi di lunga data del settore secondo la quale l’eSLR rappresentava un vincolo stringente per la capacità di market making di alcune investment bank. A livello di banche locali, l’OCC, la Fed e la FDIC hanno finalizzato congiuntamente una norma nell’aprile 2026 che riduce il Community Bank Leverage Ratio (CBLR), estendendo l’alleggerimento normativo anche agli istituti più piccoli. Il governatore della Fed Logan ha osservato nel luglio 2026 che un regime di liquidità regolamentare più ottimale per le banche potrebbe in ultima analisi portare a un bilancio della Fed più snello, segnalando che la riforma dell’SLR viene considerata nel contesto di una più ampia riorganizzazione della politica monetaria a stelle e strisce.

5. Regolamentazione dei Trasferimenti di Rischio Significativi (SRT o Significant Risk Transfer)

I Trasferimenti di Rischio Significativi (SRT), ovvero cartolarizzazioni sintetiche che consentono alle banche di trasferire il rischio di credito sui portafogli di prestiti a investitori terzi, si sono affermati come uno degli strumenti a più rapida crescita nella finanza globale. In tale contesto, il trattamento normativo statunitense assume una valenza competitiva sempre maggiore. Nel 2025, l’emissione di SRT ha raggiunto i 41 miliardi di dollari a livello globale, rispetto ai 29 miliardi di dollari del 2024. Solo nel primo semestre del 2026, le emissioni hanno superato i 18 miliardi di dollari, ponendo il mercato sulla buona strada per un record di 45 miliardi di dollari per l’intero anno. Nel febbraio 2026, il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ha segnalato che i prestiti utilizzati al fine di finanziare gli acquisti di SRT rappresentano dei “punti ciechi” per le autorità di regolamentazione, auspicando un maggiore coordinamento transfrontaliero in materia di vigilanza. Nel marzo 2026, la Bank for International Settlement ha pubblicato un documento in cui raccomandava alle autorità di vigilanza di integrare gli SRT negli stress test a livello di sistema al fine di valutare meglio i rischi di contagio tra banche, compagnie assicurative e fondi di credito privati (fondi che investono in strumenti di finanziamento ad aziende non quotate o private credit). La Federal Reserve ha interrogato attivamente le principali banche in merito alla loro esposizione al private credit, un settore che rappresenta sia un importante acquirente, sia un evidente destinatario indiretto del rischio di credito incluso nelle strutture SRT, a seguito di un’impennata dei rimborsi e di un aumento dei crediti in sofferenza nel settore riscontrati a primavera 2026. Un alto funzionario della regolamentazione ha descritto le strutture SRT come la creazione di “circoli di rischio” difficili da mappare, soprattutto laddove gli investitori in SRT utilizzano la leva finanziaria. La BCE ha inoltre richiesto alle banche di identificare i fornitori di leva finanziaria nelle operazioni SRT, sottolineando come il controllo normativo su tale strumento si stia intensificando a livello globale, nonostante l’accelerazione delle emissioni. Nel contesto statunitense, la regolamentazione delle SRT è ancora in fase embrionale rispetto all’Europa, dove la BCE ha pubblicato linee guida formali. L’assenza di un quadro normativo organico negli Stati Uniti, unita all’orientamento deregolamentare della Fed, ha reso le banche statunitensi partecipanti sempre più attivi sul mercato, utilizzando le SRT al fine di ottimizzare gli attivi ponderati per il rischio (RWA) in vista della finalizzazione di Basilea III.

Conclusioni: un confronto internazionale e differenze di competitività

A: Confronto internazionale

Proponiamo un sintetico e non esaustivo confronto tra USA/Regno Unito e UE/Svizzera. Secondo il contenuto del rapporto “Bank Deregulation Primer, seconda edizione” di Alvarez & Marsal, maggio 2026, la divergenza normativa dai due lati opposti dell’oceano sta diventando sempre più marcata. Secondo il citato studio, il sistema bancario degli Stati Uniti è all’avanguardia nel contesto della deregolamentazione per l’anno 2026, con una prevista riduzione del CET1 di 160 basis point e circa 2.500 miliardi di dollari di capacità di attivi aggiuntiva. Il sistema bancario del Regno Unito segue con una riduzione di 75 basis point e circa 0.400 miliardi di dollari di capacità. Al contrario, il sistema bancario UE si trova ad affrontare un aumento del CET1 di 109 basis point, principalmente a causa del CRR3. Si noti inoltre che, il settore bancario della Svizzera potrebbe registrare un aumento di 350 basis point. Il rapporto stima un potenziale beneficio patrimoniale da eventuale deregolamentazione nell’UE di almeno 190 basis point rispetto agli standard statunitensi.

B. Competitività e probabile evoluzione al 2027

Lo stesso studio analizzato, sostiene che i regimi di capitale divergenti stanno già modificando la competitività del settore bancario globale. Se da un lato le banche statunitensi e britanniche possono impiegare il capitale liberato in prestiti, fusioni e acquisizioni, mercati dei capitali e distribuzioni di dividendi, favorendo una maggiore crescita degli attivi di bilancio, della redditività e delle valutazioni, d’altro lato le banche dell’UE e della Svizzera si trovano ad affrontare maggiori vincoli di capitale. Entro il 2027, la deregolamentazione inaugurata dall’era Trump si intensificherà probabilmente negli Stati Uniti e proseguirà con maggiore cautela nel Regno Unito. L’UE probabilmente risponderà mediante la semplificazione della regolamentazione e alcune riduzioni selettive dei coefficienti patrimoniali, mentre le autorità di vigilanza bancaria svizzere (es. FINMA) dovrebbero moderare, piuttosto che invertire, la loro politica regolamentare restrittiva. Se da un lato tale divergenza tra regolamentazioni bancarie pone le banche del nostro continente sicuramente in una posizione di apparente svantaggio competitivo rispetto alle ‘cugine’ statunitensi, d’altro lato ne consente maggior robustezza garantendo stabilità finanziaria al sistema.

*Ivo Invernizzi: “opera dell’ingegno umano realizzata con il solo supporto di sistemi di IA sotto supervisione editoriale”

*“i contenuti sono riferibili unicamente all’autore ed esprimono la sua personale opinione  al 14/08/2026, non costituiscono alcuna raccomandazione d’investimento e non impegnano le società e istituzioni di appartenenza”

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RIFERIMENTI
Bloomberg News, Bloomberg Intelligence Research. Data as of August 10, 2026

 10 Key Focus Areas for US Bank Regulators in 2026, Latham & Watkins 20 January 2026

https://www.globalfinregblog.com/2026/01/10-key-focus-areas-for-us-bank-regulators-in-2026/

BANK DEREGULATION PRIMER Tracking US-led bank deregulation under the Trump administration 2nd EDITION – May 2026
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