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L’intelligenza artificiale nel settore bancario – finanziario – assicurativo – Settembre 2026

di Giovanni Rosario Clemente*

L’intelligenza artificiale è uno dei temi più rilevanti di quest’ultimo decennio. Non c’è giornale, rivista, dibattitto in TV che non si interessi di capire e conoscere cosa sia L’I.A, quali siano gli sviluppi futuri e quali possano essere i risvolti dal punto di vista economico, sociale e giuridico ma ancor di più, nel nostro settore di riferimento, ovvero: bancario, finanziario e assicurativo.

Nel presente articolo cercheremo di analizzare che cos’è l’intelligenza artificiale, cosa può rappresentare per il nostro settore di riferimento e quale valore aggiunto può fornire a tutti noi.

Quando parliamo di intelligenza artificiale ci riferiamo a delle macchine o programmi informatici che hanno la capacità di ragionare o perlomeno emulare e riprodurre alcune funzioni proprie dell’essere umano, ad esempio: capire e rispondere a determinate domande, la capacità di elaborare dati, creare immagini, effettuare ricerche, fornire assistenza virtuale, riconoscere le voci, il viso, etc.

L’I.A. rappresenta una scoperta ed uno sviluppo tecnologico/informatico paragonabile alle invenzioni come l’elettricità, le macchine industriali, la scoperta del petrolio e del gas come fonti di energia, che hanno condizionato in maniera determinante la nostra vita ed ogni settore dell’economia, creando appunto ricchezza, benessere e modernità.

Pensiamo per un attimo di programmare la produzione industriale con l’I.A. (cosa produrre e come produrre), oppure di far muovere le macchine, di ottimizzare i processi produttivi, di segnalare le criticità e le potenzialità (controllo di qualità), di migliorare la raccolta dati ed i flussi di lavoro, selezionare gli stessi candidati ed il personale per l’azienda, di pianificare l’attività dell’impresa, progettare nuovi prodotti, supportare il processo formativo aziendale (corsi on line con assistenti formatori virtuali).

Questi sono solamente alcuni esempi delle potenzialità dell’I.A., che evidenziano tuttavia la probabilità di una progressiva sostituzione e/o riduzione dei lavoratori nelle aziende. Se l’intelligenza artificiale per le imprese rappresenta soprattutto uno “strumento strategico”, perché automatizza i processi produttivi, incrementa la produzione riducendo i costi ed i tempi di lavorazione, essa comporta comunque un venir meno dello stesso lavoro svolto da persone, da comunità locali e da tutto l’indotto ad esso collegato.

Le aziende e gli stati stanno investendo tantissimo sull’intelligenza artificiale come ad esempio gli Stati Uniti, la Cina, L’Europa, il Giappone, ecc., perché questa tecnologia permette di svolgere in pochi secondi delle attività che richiederebbero giornate intere se svolte dagli stessi lavoratori.

Da ricerche effettuate il F.M.I. con il supporto dell’I.A., stima una crescita del PIL di c.a. 4 punti percentuali globali nel prossimo decennio, mentre le istituzioni economiche stimano un aumento legato alla produttività tra lo 0,4% e l’1%. In Italia, tali valori sono inferiori in quanto la struttura economica del nostro paese è basata sulle P.M.I.

Nel settore fintech (finanziario, bancario e assicurativo) sono previste stime di crescita pari a 36,61 miliardi di dollari, con un tasso annuo composto del 22,04% (CAGR). Gli stessi margini di profitto dovrebbero aumentare di circa il 30% con un taglio di costi pari a circa il 4% con previsione di arrivare al 6/8% nel 2028.

Il tutto conferma poi che l’I.A. nel settore dei servizi finanziari/assicurativi è uno strumento fondamentale perché ci permette di competere sui mercati nazionali ed internazionali, in virtù di dell’instabilità economica attuale determinata sia dai prezzi che dagli stessi dazi; dalla volatilità e da una gestione finanziaria complessa ed articolata collegata a dei rischi elevati (vedi le guerre finalizzate alla rincorsa delle materie prime).

In tale scenario critico/competitivo l’I.A. ci consente quindi di gestire e analizzare enormi quantità di dati sia qualitativi che quantitativi con una velocità impressionante, che sta portando modifiche sia nelle prassi di lavoro, che nelle nuove metodologie professionali adottate.

Infatti, l’I.A. ci dà la possibilità di analizzare anticipatamente eventi ciclici decisionali, come ad esempio: i cicli di politica monetaria (tassi di cambio), le trimestrali (banche e assicurazioni mostrano al mercato i dati previsionali di bilancio il CET1 Ratio e Solvency II Ratio); le scadenze ed i rinnovi delle polizze; le scadenze fiscali e dei titoli finanziari (fondi comuni, fondi pensione, azioni, obbligazioni); ci consente una pianificazione economica/finanziaria ed una programmazione per le tutele assicurative più puntuale e precisa, con piani di marketing e di sviluppo in tempo reale.

Grazie all’I.A. e con l’introduzione del machine learning, dei big data e del sistema blockchain, si favorisce una maggiore efficacia nella gestione del rischio di credito per le banche e l’assunzione dei rischi da parte delle compagnie assicurative (underwriting). Tant’e che per la gestione dei sinistri assicurativi, si studiano i comportamenti dei clienti, le abitudini, la tipologia di eventi che possono causare danni alle persone o alle cose, supportando non soltanto il processo decisionale per gli indennizzi ma anche la stessa gestione dei sinistri (probabilità di incidenti auto, infortuni, rimborsi medici/sanitari, decessi, danni alle cose, ecc.).

Idem per il riscontro relativo nella gestione del rischio di credito in banca. l’I.A. può sviluppare modelli predittivi: identificare in breve tempo rischi e opportunità di un eventuale investimento e/o finanziamento; può misurare e valutare il credit scoring di un’azienda (dati di bilancio, posizionamento di mercato, andamentali, cash flow, pagamenti); gli stessi rischi di credito (insolvenza delle controparti finanziate), unitamente al rischio di mercato (tassi di cambio, valute).

Tuttavia occorre sottolineare che il sistema finanziario e assicurativo attuale, anche se supportato dall’I.A., non potrà mai sostituire l’intervento dell’essere umano (gestore), soprattutto nel processo decisionale, in quanto tratta servizi intangibili, che si basano sulla fiducia e sulla percezione del valore da parte della clientela e dello stesso mercato di riferimento.

L’I.A. è costruita su concetti di probabilità matematica, non capisce il significato delle parole o delle immagini e gli stessi software non hanno un’esperienza di vita professionale diretta (bancaria/ assicurativa), perché collegano immagini, dati e contenuti estrapolati dal web. In questo senso molto spesso fondono realtà e finzione (aspettative esagerate), presenti nel loro database. Ecco perché lo sviluppo ed il consolidamento dell’intelligenza artificiale, modificando il mondo e le nostre stesse vite, necessita di regole e norme apposite (giuridiche, etiche, di privacy), per controllare gli effetti e le manipolazioni che può provocare.

A differenza degli altri stati, l’Unione Europea nel contesto globale, può vantare l’unico tentativo per regolare l’intelligenza artificiale, emanando il primo regolamento UE 2024/1689 pensato per garantire che i sistemi I.A. siano sicuri, trasparenti e rispettosi dei diritti.

Ma a questo punto da cos’è rappresentato il valore aggiunto dell’intelligenza artificiale nel settore bancario finanziario ed assicurativo? Sicuramente dai dati economici/finanziari che si confermano l’asset più importante e strategico per la generazione di valore per tutta la clientela: retail, corporate e istituzionale.

La conoscenza dei trend, gli scostamenti produttivi dei volumi di raccolta ed impieghi, l’analisi di redditività, lo studio delle probabilità,…, rendono tangibili e personalizzati i “data driven”, sostenendo in maniera puntuale e precisa il management ed il top management, sotto il profilo della personalizzazione e delle relazioni con i clienti (chatbot avanzati, CRM), con delle previsioni relative ai cicli di vendite e dei volumi produttivi, per la realizzazione di nuovi prodotti e servizi, fornendo certezze, efficienza operativa e Fidelizzazione.

In conclusione, l’I.A. non va vista semplicemente come strumento economico innovativo per le aziende, ma dev’essere analizzata e osservata anche come fornitore di supporto tecnico/culturale per le persone per la sua semplicità e facilità di accesso e per il suo stesso utilizzo, ovvero: come semplificatore di ricerche, fornitore di spiegazioni tecniche; comparatore di garanzie dei prodotti finanziari/assicurativi; fornitore di analisi costi e redditività per la clientela e per la stessa azienda
(banca e compagnia di assicurazioni).

Le stesse indicazioni ci pervengono inoltre da personalità come Bill Gates (fondatore di Microsoft), che evidenzia come L’intelligenza artificiale avrà un impatto notevole sul mercato del lavoro e non soltanto, anche attraverso i data center (centro elaborazione dati), che vengono utilizzati per la stessa I.A.

“I contenuti sono riferibili unicamente all’autore ed esprimono la sua personale opinione al 30/092026. Non costituiscono alcuna raccomandazione d’investimento e non impegnano le società e istituzioni di appartenenza”.

*Esperto formatore in Bancassurance

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