I dazi: gli effetti in economia e nelle banche – Settembre 2025
di Giovanni Rosario Clemente*
L’elezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel corrente anno 2025 ha portato alla ribalta il tema dei dazi doganali suscitando preoccupazioni, timori e panico in tutto il mondo.
Ma perché tutta questa preoccupazione? Cosa rappresentano i dazi doganali per tutti noi ed in particolare per il sistema economico? Nel presente articolo cercheremo di fornire alcune spiegazioni alle domande sopra riportate cercando di capire che cosa sono i dazi, come funzionano e gli effetti che producono nel sistema economico e bancario in particolare.
I dazi sono delle tariffe doganali che un Paese o uno stato impone ai beni importati da un’altra nazione, facendo in modo di aumentarne il prezzo. Quindi il loro scopo principale è proteggere le industrie locali dalla concorrenza estera, rendendo i prodotti importati meno competitivi e meno vantaggiosi per gli acquirenti in termini di costi, rispetto a quelli nazionali.
Per fare un esempio: se acquisto un’auto elettrica importata dalla Cina o dagli Stati Uniti il costo è relativamente alto in Europa o in Italia, tant’è che può arrivare fino al 38% in più perché sussistono i dazi e le relative tariffe doganali. Mentre il costo delle medesime auto è molto più basso, negli Stati produttori perché non sono gravate sia dai dazi, che dalle stesse tariffe doganali.
I dazi sono quindi delle imposte indirette sui consumi che colpiscono la circolazione dei beni da uno stato all’altro, distinguendosi in dazi di importazione e dazi di esportazione. Viceversa, le tariffe doganali sono delle imposte che vengono applicate sui prodotti e l’elenco dei dazi in vigore, costituisce la tariffa daziaria o doganale.
Un’ulteriore distinzione occorre fare sia per i dazi fiscali, che hanno l’obiettivo di procurare delle maggiori entrati fiscali allo stato, che per i dazi protettivi che hanno la finalità di proteggere determinati prodotti creati e realizzati da uno stato per proteggersi dalla concorrenza. Unitamente, i dazi favoriscono anche un riequilibrio della bilancia commerciale tra importazioni ed esportazioni.
Ed è proprio in tale ambito, ciò che si sta verificando negli Stati Uniti con il presidente Donald Trump.
Infatti, gli U.S.A. che rappresentano il più grande mercato mondiale di beni e servizi hanno accumulato nel corso degli anni un grosso deficit commerciale sui beni di consumo, rispetto ai servizi che fornisce ed esporta in tutto il mondo (sistemi informatici, elettronica, servizi finanziari, trasporto aereo, difesa, etc..) e per la quale gli stessi interscambi non sono soggetti a dazi (WTO Sole 24 Ore 04/2025).
Per avere un’idea, basta analizzare e leggere i dati (facilmente recuperabili dai siti internet import/ export USA 2024/2025), che dimostrano come il valore delle esportazioni di beni di consumo dagli Stati Uniti nell’anno 2024 è stato pari a c.a. 2.080 mld. di dollari, rispetto alle importazioni che si sono attestate a c.a. 3.300 mld. di dollari.
Tali valori cambiano continuamente nel corso degli anni, ma tutto ciò evidenzia come gli Stati Uniti importano più beni di consumo rispetto a quanto ne esportino, con un deficit commerciale pari a c.a. – 1.220 mld. di dollari.
L’attuale politica economica degli U.S. basata sui dazi, ha quindi una duplice finalità:
1) riequilibrare la bilancia commerciale tra import ed export.
2) Contenere l’enorme debito pubblico accumulato negli anni.
A tale proposito, il valore dei titoli del debito pubblico americano in circolazione al 31/12/2024 ammontava a c.a. 36.200 mld. di dollari (export Usa investimenti in titoli di stato USA 18/05/2025 Lucio Miranda), pari a c.a. il 121% del PIL americano. Il presidente Trump si è impegnato a ridurlo entro il corrente anno riportandolo al 94%.
In Italia e nei paesi dell’Unione Europea i dazi vengono applicati e regolati dall’Unione Europea (UE), visto che la politica monetaria viene regolata e diretta dalla B.C.E. Infatti, anche se i due strumenti di politica monetaria (dazi e tassi di interesse BCE) sono differenti, possono condizionarsi reciprocamente facendo in modo di far diminuire o aumentare gli effetti dei dazi.
Tanto è vero, che se il protezionismo doganale ha l’effetto di fare aumentare i prezzi dei beni di consumo importati, con l’abbassamento dei tassi e considerando anche l’eventuale apprezzamento e/o deprezzamento della valuta estera di uno stato, gli stessi beni di consumo possono diventare più favorevoli da esportare perché costano meno e sono più convenienti, come si vede dall’attuale valore delle valute e nei rapporti (euro/dollari/yen/yuan/sterlina…).
Tale argomento lo riprenderemo più avanti. Rimane quindi da sottolineare un aspetto fondamentale:
“Le guerre commerciali tra gli stati basate sui dazi e sulle tariffe doganali”, hanno effetti economici negativi, in quanto condizionano le economie degli stati più aperti e più propensi all’esportazioni come L’Italia, i paesi europei, la Cina, etc.
Se non gestiti con razionalità e pianificazione i dazi possono creare instabilità e incertezza nei mercati, possono minacciare intere filiere produttive con la chiusura delle rispettive aziende e con ripercussioni ed effetti imprevedibili per gli stati: aumento dei prezzi per i beni di consumo che causano Inflazione; contrazione della stessa domanda di beni e servizi nel medio lungo termine; diminuzione della crescita produttiva in termini di P.I.L., con la conseguenza di generare Stagflazione (stagnazione economica ed inflazione).
La globalizzazione del mercato e lo stesso libero scambio delle merci e dei servizi, hanno permesso di avere maggiori disponibilità di beni a prezzi più bassi, hanno agevolato l’accesso a mercati più ampi da parte degli Stati, hanno creato benessere economico per i cittadini/consumatori, riducendo le barriere doganali e delocalizzando la produzione, ma ancor di più hanno creato lo sviluppo della catena globale di approvvigionamento delle merci.
La politica protezionistica al contrario, mette in crisi il libero scambio e la stessa globalizzazione.
Indubbiamente l’integrazione e l’espansione dei mercati internazionali ha in essere delle variabili critiche/competitive, che si possono facilmente evidenziare: nella perdita dei posti di lavoro a causa della delocalizzazione (il settore manifatturiero in Europa ed in particolare in Italia è un esempio lampante); nell‘aumento delle disuguaglianze economiche, sociali e finanziarie; nella disomogeneità culturale; nell’attenzione alle politiche ambientali (inquinamento atmosferico); etc…
Tuttavia, grazie anche al W.T.O. (World Trade Organization), ha portato con sé: innovazione di prodotto e dei servizi; competitività; attenzione ai diritti umani; tecnologia informatica e digitale; merci e beni a prezzi accessibili e alla portata di tutti i consumatori.
Fatte le debite premesse, che cosa si verifica nel sistema bancario e finanziario con la politica commerciale dei dazi? Quali sono gli effetti che producono?
Il sistema bancario anche se non commercia direttamente in beni soggetti a dazi, indubbiamente risente sia del rallentamento dell’economia che degli scambi del commercio internazionale, derivanti dalle difficoltà che hanno le imprese ad accedere ai mercati esteri e quindi non trovare opportunità di vendite e/o acquisti di beni e materie prime.
I dazi come abbiamo visto precedentemente creano delle barriere doganali, causano sia l’aumento dei prezzi sia il calo della domanda, determinando tra l’altro l’aumento dei costi produttivi. In tale ambito, le aziende che hanno dei finanziamenti in essere con le banche, possono avere delle difficolta a rientrare dagli impegni finanziari con gli istituti di credito e come ovvia conseguenza, condizionano sia l’attività dell’impresa, che degli stessi istituti di credito.
Pensiamo per esempio alle banche che si occupano di finanziamenti sia per l’import che per l’export, oppure agli stessi strumenti di pagamento e di garanzia (vedi i crediti documentari), oppure al factoring, nonché alla rispettiva gestione dei flussi di cassa, agli stessi bonifici e ai pagamenti internazionali,…, sono tutte attività bancarie che rientrano nel settore “estero”, ed hanno lo scopo di far fronte ai pagamenti internazionali delle imprese, di cui L’istituto bancario garantisce il buon esito.
Chiaramente per l’economia del presente articolo, non possiamo analizzare le diverse tipologie di servizi che offre il sistema bancario per le imprese che lavorano con l’estero. Tuttavia, possiamo citarne alcuni che sono fondamentali e basilari per conoscerne l’attività ed il suo funzionamento.
Una delle forme più utilizzate sono i crediti documentari o lettere di credito, che sono dei contratti che hanno la finalità di garantire da parte della banca e su ordine del cliente (acquirente), una disponibilità di mezzi di pagamento per pagare l’esportatore a fronte delle presentazioni di documenti che attestino la conformità della fornitura. Questo servizio, garantisce sia l’importatore (cliente) che l’esportatore e viene utilizzato per il commercio Internazionale.
Un’altra tipologia di servizio è rappresentata dal deposito bancario in valuta estera (€uro dollaro Usa, yuan, etc.), necessario per l’import e l’export delle imprese, regolato da un contratto con la banca con la finalità di gestire i flussi di cassa (versamenti, prelievi, pagamenti, etc.) con gli obiettivi di acquistare merci, servizi o attività finanziarie all’estero.
Nel nostro caso, se le imprese acquistano ad esempio merci negli U.S.A., la valuta in euro (€) dovrà essere cambiata in dollari USA ($). Gli scambi avvengono nel mercato dei cambi e le transazioni effettuate determinano il tasso di cambio tra le valute scambiate, influenzando in maniera determinante sia il costo degli stessi prodotti, che l’apprezzamento e/o il deprezzamento delle valute euro/usd.
Le guerre commerciali creano instabilità e incertezza nei mercati finanziari, determinano perdite e volatilità nei settori più esposti al commercio internazionale compresi gli stessi titoli finanziari (obbligazioni, treasury bond), creando incertezze per il portafoglio finanziario e di investimenti delle banche.
In virtù di quanto sopra, gli istituti di credito possono ridurre l’erogazione del credito, oppure non revisionare e rinnovare le stesse linee di finanziamenti ed ancora le banche centrali. possono diminuire e/o aumentare i tassi di interesse creando maggiori difficoltà alle stesse imprese e alle stesse banche determinando una contrazione dei margini di intermediazione e lo stesso quadro economico in generale.
“I contenuti sono riferibili unicamente all’autore ed esprimono la sua personale opinione al 21/09/2025. Non costituiscono alcuna raccomandazione d’investimento e non impegnano le società e istituzioni di appartenenza”.
*Esperto formatore in Bancassurance
