Rialzi dei tassi e reddività bancaria: un’analisi comparata Europa, Regno Unito, Stati Uniti – Maggio 2022

di Ivo Invernizzi

   È indubbio che, nell’attuale congiuntura economica di guerra, faticosa uscita dalla pandemia, elevata inflazione, le maggiori banche centrali stiano dando alle loro politiche monetarie un’imponente virata in senso ‘hawkish’ mediante rialzi dei tassi e riduzioni dei loro bilanci al fine di combattere la corsa dei prezzi. Del resto, i costi dell’energia, dei combustibili e delle materie prime non arrestano la loro corsa, ma aumentare il costo del denaro non avrà effetti indolore e non pochi temono la recessione.

L’obiettivo del presente lavoro è capire come e in quale misura la svolta delle banche centrali potrà riverberarsi positivamente sulla redditività delle banche, in particolare sul margine d’interesse (NII o Net Interest Income).  Ricapitoliamo le ultime mosse delle principali banche centrali:

  • La Banca d’Inghilterra ha introdotto il maggior rialzo in 13 anni, di ben 25  basis point portando il tasso ufficiale all’1%.
  • La BCE ha mantenuto i tassi in negativo dal 2014 e non li ha mai aumentati in più di un decennio, ma lo spike d’inflazione le imprime un tono ‘hawkish’, rendendo sempre più attuale un aumento del tasso sui depositi dello 0,5% entro fine 2022.
  • Nel caso Fed, l’aumento da 50 basis point di mercoledì 4 maggio ha portato l’intervallo obiettivo del tasso sui Fed Funds tra lo 0,75% e l’1%. Tale aumento, segue un rialzo di 25 basis point già in marzo, che ha posto fine a ben due anni di tassi prossimi allo zero. Nel 2022, restano ancora 5 meeting del FOMC nei quali alcuni esperti ipotizzano un rialzo totale del 2022 del 2% o superiore.

1.I tassi attivi

Affrontiamo il tema dei tassi attivi applicati dalle banche alla clientela distinguendo il caso del Regno Unito, dell’Europa, degli Stati Uniti.

  • Secondo alcune ricerche, nel Regno Unito 4,71% è l’attuale tasso variabile standard medio praticato dagli istituti di credito ipotecario. A dicembre 2021, questo parametro di condizioni finanziarie si attestava solo allo 0,31% ma non è aumentato tanto quanto il tasso di base perché non tutte le istituzioni creditizie si sono mosse in linea con il tasso di base. 2,23% è il tasso più basso disponibile su un mutuo a tasso fisso a10 anni.
  • In Europa, in presenza  di  una politica monetaria che è passata da ‘dovish’ a ‘hawkish’ in pochi mesi, atteso l’aumento dei tassi di almeno 50 basis point tra l’estate e fine anno, è solo questione di tempo prima che le banche inizino a trasferire i rialzi ai propri clienti. Tuttavia, le variazioni dei tassi mensili possono essere irregolari e non segnalare immediatamente l’inversione del trend. I dati dell’Euro Area Bank Lending Survey pubblicati in maggio da BCE sui tassi sui prestiti bancari di marzo hanno evidenziato che le banche hanno già iniziato ad aumentare i tassi sui prestiti sia per famiglie sia per imprese per tre mesi consecutivi.

In eurozona, le famiglie hanno preso a prestito in media al tasso dello l’1,96% in marzo 2022 (media ponderata per  volume di mutui, di credito al consumo e di altri tipi di crediti), facendo registrare un aumento di poco meno di 20 basis point dall’1,79% di dicembre 2021. Certamente un aumento medio inferiore  a 20 basis point in tre mesi è accettabile, ma ha anche comportato per le banche europee dover accettare il proseguire del depauperamento del margine di interesse avviato nelle fasi di Quantitative Easing e tassi negativi. Nonostante il fatto che BCE non abbia ancora introdotto i temuti rialzi, le banche europee paiono aver ‘anticipato’ le mosse di Lagarde, perché i mercati interbancari dei tassi a breve termine già si sono girati ‘a rialzo’.

  • Negli Stati Uniti i mutuatari, cioè le persone fisiche che cercano mutui o si indebitano mediante carta di credito pagheranno presto tassi più alti su tali prestiti. Le banche americane sembrano aver applicato una reattività del pricing degli impieghi simile alle ‘colleghe’ europee ma con gap temporale superiore. Secondo l’agenzia di rating Standard and Poor’s, a causa della forte concorrenza per nuovi prestiti delle fintech e delle banche online, il ‘beta dei prestiti (ovvero il saggio di reattività del tasso medio applicato sui crediti alle variazioni di tasso ufficiale calcolato come rapporto tra delta tasso medio attivo sugli impieghi e delta tasso ufficiale) è previsto essere del 25% nel 2022 e del 31% nel 2023, di fatto in anticipo rispetto ai ‘beta’ dei depositi (ovvero il saggio di reattività del tasso medio passivo applicato sui depositi della clientela alle variazioni di tasso ufficiale calcolato come rapporto tra delta tasso medio passivo sulla raccolta in depositi e delta tasso ufficiale) previsti del 6% nel 2022 e del 17% nel 2023.

È tuttavia da notare che, le variazioni in aumento dei tassi medi sui prestiti durante i cicli a rialzo non hanno sempre seguito una relazione di proporzionalità diretta alle variazioni del Fed Funds rate, ovvero concorrono fattori differenti:

  1. osservazioni di minimo sui tassi di interesse attivi possono corrispondere a minor sensitività ai parametri di tasso ufficiale;
  2. i profili di scadenza dei mutui: per ovvie ragioni mutui a scadenza superiore implicano tassi attivi superiori
  3. la forte concorrenza tra i player del banking (big banks, medium banks, fintech etc.) per alzare i volumi di crediti.
  4. i beta dei prestiti sono fortemente influenzati dalla composizione del portafoglio crediti, in particolare dall’incidenza sugli impieghi totali:
  • del credito alle imprese commerciale e industriale;
  • del credito al consumo, esclusi i mutui, che tende a includere i finanziamenti  a tasso variabile.

Riferendoci al punto 4, ovvero alla composizione del portafoglio crediti, le banche con i beta più elevati durante l’ultimo ciclo di inasprimento tendevano ad avere concentrazioni superiori alla mediana di credito commerciale e industriale e al consumo sul totale degli impieghi e le banche con i beta più bassi tendevano ad avere concentrazioni inferiori di tali categorie di crediti sul portafoglio.

Si noti tuttavia che, le strutture per categorie dei crediti e anche il loro pricing non sono statiche ma cambiano nel tempo e sono funzione del modello di business, delle politiche di budget e marketing adottate dalla singola banca.

2.Gli impieghi

Affrontiamo ora una breve disamina dei volumi di credito nelle tre aree prese in esame.

  • Nel Regno Unito, 1.092.000 è il numero di debitori con mutuo immobiliare a tasso variabile standard. Tali  mutui immobiliari, si caratterizzano per un tasso di interesse variabile fissato dalla banca. Alcuni tassi variabili sono direttamente indicizzati al tasso base, quindi aumentano automaticamente in linea ad esso, ma altri sono a discrezione della singola azienda di credito.  Secondo alcune ricerche, a causa dell’ultimo rialzo di Bank of England, 504 sterline sarà il futuro maggior costo medio per anno di un mutuo a tasso variabile del valore nominale di 200.000 sterline. Lo stesso studio ci dice che, un aumento di 25 basis point di tasso ufficiale aggiunge  42 sterline  al mese al costo delle rate da rimborsare del mutuo.
  • In base alla citata Euro Area Lending Survey, in marzo 2022 in Europa:

 –  le famiglie non hanno ridotto la loro domanda di credito a causa dei tassi più elevati. In tal senso, il volume di indebitamento netto privato di marzo ha quasi eguagliato quello di febbraio avvicinandosi al picco di luglio 2021, ovvero l’indebitamento netto mensile più alto da settembre 2007. Gli esperti attendono che l’aumento dei tassi avrà un effetto di riduzione sui volumi di credito ipotecario per le banche europee nel corso del 2022. La citata Bank Lending Survey BCE, evidenzia che le banche attendono l’indebolimento della domanda di mutui nel secondo trimestre 2022.

–  Sul fronte dei volumi di credito corporate, il mese di marzo 2022 non ha ancora mostrato l’impatto depressivo dell’aumento dei tassi, né del conflitto russo-ucraino. La domanda di credito corporate soprattutto destinata a finanziare il capitale circolante aziendale, è cresciuta. L’aumento della domanda di credito delle imprese tuttavia può non riflettere  resilienza economica, bensì includere finanziamenti di scorte dovute alle famigerate interruzioni della catena di approvvigionamento della pandemia (bottleneck) o ad aumenti dei prezzi degli input. Con ulteriori rialzi dei tassi in vista e un forte inasprimento dei criteri di approvazione (standard creditizi) dei prestiti previsti dalle banche di area euro, unitamente all’incertezza economica della guerra, sarà probabile un indebolimento dei volumi di credito corporate.

  • Negli States, S&P Global Market Intelligence prevede che nel 2022 i prestiti crescano del +6,75% rispetto ai livelli 2021, ma tale crescita non sarà sufficiente a garantire un adeguato turnover dei trilioni di dollari di liquidità in eccesso che si trovano ‘parcheggiati’ sui bilanci bancari.

3.I tassi sulla raccolta mediante depositi

Rivolgendo la nostra analisi sull’impatto dei rialzi recenti in termini di volumi di depositi:

  • nel Regno Unito, l’aumento del tasso di interesse introdotto da Bank of England a inizio maggio si è tradotto in 2,50 sterline d’Interessi extra guadagnati dai risparmiatori britannici su 1.000 sterline di risparmio, seppure non sia scontato che l’aumento dei tassi si traduca automaticamente in un repricing della condizione di tasso con ‘passthrough’ a beneficio del correntista, perché entra in gioco la discrezionalità del singolo istituto di credito.
  • Negli Stati Uniti è fortemente improbabile che, i clienti retail depositanti traggano vantaggio dall’aumento dei tassi, almeno nel breve termine. In tal senso, le misure anticrisi adottate dalla Fed per evitare il disastro economico nel 2020 hanno lasciato i bilanci delle banche a stelle e strisce letteralmente ‘inondati di depositi-liquidità’ e, secondo gli analisti, la maggior parte delle aziende di credito parrebbe meno incentivata ad attrarre nuovi depositanti.

    Secondo alcuni esperti, i grandi player bancari americani con filiali e sportelli bancomat in tutto il continente, non subiranno pressioni dalla clientela per aumentare il pricing sui tassi passivi sulla raccolta in depositi.  Alcuni studi mostrano che, il tasso medio applicato sui depositi statunitensi nel 2021 si è attestato intorno allo 0,06%. Non è del resto di poco conto che, il più grande leader di settore per asset totali abbia corrisposto alla maggior parte della propria clientela retail un irrisorio 0,01% annuo sui depositi (dato al 29 aprile).

Come avvenuto durante i precedenti cicli di aumento dei tassi, le banche americane risultano ‘lente’ nell’aumentare i tassi pagati ai depositanti, almeno nelle prime fasi di rialzo, concedendosi tutto il tempo di prestare da subito denaro a tassi più elevati, al fine di recuperare la perdita di margini d’interesse subita nelle fasi di ribasso, soprattutto nel 2020 e 2021.

Tuttavia, è in corso un dibattito tra gli analisti sul fatto che aspetti unici di questa congiuntura quali:

  • guerra russo-ucraina.
  • Alta inflazione (ultima osservazione CPI americano +8.5% su anno, ultima osservazione HICP europeo +7.5% su anno) che costituisce un ‘costo opportunità’ del detenere denaro liquido  sui conti correnti.
  • Timori di recessione.

costringeranno le banche a essere più reattive all’aumento dei tassi sui depositi a favore della clientela.

 Il beta dei depositi del settore bancario americano, è probabile sarà basso in occasione dei primi aumenti dei tassi Fed a causa della più volte citata liquidità in eccesso. Tuttavia, la ripresa della competizione tra banche sul pricing dei depositi in vista del prossimo ciclo di rialzo, conferma l’idea che i beta dei depositi dovrebbero essere più alti durante questo ciclo rispetto al passato ciclo di rialzi 2016-2018. Il beneficio in termine di NII (margine d’interesse o Net Interest Income) che le banche americane realizzeranno dagli aumenti potrebbe essere inferiore al previsto. Il beta dei depositi ha raggiunto una mediana del 36% al termine del ciclo di rialzi 2016-2018.

Gli esperti in questa tornata di rialzi 2022 attendono un beta sui depositi più elevato rispetto al passato per le seguenti ragioni:

  • la Fed dovrebbe impostare un ritmo più rapido e una durata più lunga di rialzi, dato – rispetto al caso europeo – il più alto livello di inflazione, la bassa disoccupazione e l’economia forte.
  • Le fintech hanno imposto la loro maggior robustezza nell’arena competitiva del settore bancario rispetto all’ultimo ciclo di rialzo. I tassi sui depositi potrebbero salire in tempi relativamente brevi, quasi allo stesso ritmo con cui la Fed annuncia i rialzi.
  • I clienti saranno più consapevoli degli aumenti dei tassi visti sia la maggiore velocità e numerosità degli interventi restrittivi, sia della possibilità di spostare rapidamente il proprio denaro dalle banche tradizionali alle banche digitali online e fintech. Tale potenziale migrazione di masse, potrebbe indurre le banche ‘incumbent’ ad aumentare con maggior sollecitudine i tassi sui depositi, anche alla luce dei maggiori controlli delle autorità di regolamentazione.
  • Il Quantitative Tightening della Fed potrebbe concretizzarsi in modo più rapido rispetto alla fase precedente di tightening, rallentando la crescita dei depositi più di quanto le banche prevedano nei loro funding plan o  nei loro piani industriali, comportando ulteriore pressione sul pricing dei depositi sia nel 2022 sia nel 2023.

E’ certamente probabile da un lato che, i grandi istituti di credito ‘tradizionali’ statunitensi non aumenteranno in modo significativo gli interessi versati ai loro depositanti immediatamente, d’altro lato le banche online e le piccole fintech, le ‘community banks’ e le unions di credito saranno più reattive rispetto alle concorrenti più affermate, aumentando i tassi già in questi giorni.

Attenzione però ai citati elementi soggettivi:

  • se da un lato c’è discrezionalità da banca a banca nelle variazioni migliorative di pricing alla clientela
  • d’altro lato, la clientela retail (soprattutto i giovani non legati a ‘brand loyalty’ storica a un marchio bancario), è incentivata a spostare la propria liquidità in presenza di miglior condizioni offerte da altri istituti o d’inerzia-riluttanza della propria banca al repricing sui depositi.

Si ricordi tuttavia che, calcolare la reattività pura dei tassi medi sui depositi alle variazioni di tasso sui Fed Funds (beta), non prende in considerazione le seguenti variabili che incidono sul pricing della raccolta diretta:

  • i depositi bancari retail e corporate sono disponibili per famiglie e imprese per importi di tutte le dimensioni (size) di giacenza media, i prestiti di fed funds sono ‘wholesale’, cioè di importo ingente e accordati dalla Banca centrale solo a istituzioni finanziarie ‘eligible’ cioè meritevoli di finanziamento.
  • I depositi bancari di clientela retail inferiori a 250.000 dollari sono assicurati presso la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) e le banche pagano a FDIC una fee basata sul rischio assicurativo, che incide sul pricing.
  • Il tasso sui Fed funds è unidimensionale, cioè è il solo tasso d’interesse, mentre il pricing applicato dalle banche a clientela privata sui depositi include altre dimensioni, quali le commissioni bancarie tradizionali e i requisiti di saldo minimo.
  • i depositi delle banche commerciali si accompagnano ai servizi accessori di pagamento che spesso sono concessi gratuitamente dalla banca senza costi aggiuntivi per il cliente.

In sintesi, i tassi sui depositi americani almeno in una prima fase non avranno una reattività diretta all’aumento dei tassi ufficiali ma solo poi, nel corso del tempo, tale reattività aumenterà. Il management di molti e prestigiosi istituti bancari americani ha dichiarato di attendere solo modesti aumenti dei tassi sui depositi a fronte di un congruo repricing a rialzo sui crediti, pertanto a loro dire la redditività da intermediazione migliorerà molto.

4.I volumi di depositi

    In eurozona assistiamo a un dibattito tra gli analisti sul fatto che le banche dovranno essere più reattive all’aumento dei tassi. Come negli States, anche  in Eurozona le maggiori banche sono ‘sedute’ su una montagna di depositi accumulati grazie al risparmio forzoso da pandemia. Secondo i dati della Federal Deposit Insurance Corporation, negli States negli ultimi due anni le banche hanno assorbito circa  5 trilioni di dollari in nuovi depositi. Secondo l’agenzia di rating Fitch, a causa dell’imponente livello di liquidità sui bilanci bancari, i depositi infruttiferi potrebbero rimanere elevati, comportando un beneficio in termini di costo medio del funding per le banche. Tuttavia, futuri tassi d’interesse ufficiali nettamente più elevati potrebbero modificare rapidamente il comportamento dei depositanti e indurli a ridurre i depositi infruttiferi a favore di altre alternative di investimento a basso rischio e di breve durata con rendimenti più elevati. In sintesi, questo spostamento del mix dovrebbe essere più lento rispetto ai cicli di rialzo precedenti, a causa dei livelli di liquidità senza precedenti.

5. La profittabilità bancaria

       Finora, negli Stati Uniti, nonostante il pagamento di interessi irrisori, i margini d’interesse del settore bancario sono stati ridotti, toccando il minimo storico nel 2021. Una ricerca ci dice che, il margine d’interesse ha rappresentato il 60% delle entrate nel quarto trimestre 2021 per la banca mediana tra le 24 banche di maggior dimensione degli Stati Uniti, cioè il dato percentuale più basso degli ultimi sei anni e in calo rispetto al 66% del 2019 prima della pandemia e del successivo ciclo di Quantitative Easing della Fed. Secondo gli esperti, le banche con portafogli crediti orientati verso prestiti a tasso variabile ne trarranno maggiori benefici.  Le banche attendono di fornire maggior credito alle imprese, in particolare alle aziende che intendono creare scorte dopo aver perso le vendite a causa delle interruzioni della catena di approvvigionamento dovute alla pandemia.

Il beta dei prestiti, che si traducono in un beneficio reddituale derivante dai rialzi sui tassi attivi applicati ai finanziamenti, sarà inferiore in questo ciclo di rialzo dei tassi rispetto a quello registrato nei cicli di rialzo precedenti, poiché l’abbondanza di liquidità in eccesso nel settore bancario dovrebbe stimolare una maggiore concorrenza tra banche nel concedere crediti. Nonostante questo, in termini di intervallo temporale di variazione, i tassi sui depositi aumenteranno molto più lentamente di quanto potrebbe suggerire l’aumento del Fed funds rate, con conseguente miglioramento dei margini per le banche.

6. L’arena competitiva nei nuovi scenari di tasso

      Negli Stati Uniti in sintesi, l’intenso e rapido ritmo di rialzi previsti per questo ciclo 2022, la maggiore concorrenza delle società fintech e una più ampia consapevolezza dei tassi da parte della clientela, si tradurranno in beta sui depositi più alti. Le banche che cercheranno di distribuire sull’economia reale enormi scorte di liquidità inattiva affidate loro dalla clientela dei depositanti, competeranno in modo aggressivo per i mutuatari. Se da un lato  i rendimenti dei prestiti saranno ancora notevolmente più sensibili agli aumenti di tasso a breve termine rispetto al pricing sui depositi, aiutando i margini di interesse netti a riprendersi dai minimi storici, d’altro lato, dal punto di vista del correntista, trasferire denaro su un altro istituto finanziario aderente al sistema di assicurazione federale sui depositi (FDIC), dà un rendimento aggiuntivo senza dover correre alcun rischio aggiuntivo.

Si ricordi peraltro che, le prospettive di redditività bancaria riconducibili all’aumento dei tassi di interesse potrebbero non essere del tutto rosee. Tassi più elevati pur riverbendasi in un miglior NII, potrebbero tradursi anche in:

  • un indebolimento della crescita economica con spettro di recessione imputabile al calo o al rinvio dei consumi, minori investimenti in impianti rinviati o cancellati dalle imprese;
  • maggiori costi per interessi possono significare maggiori tassi di default probabili futuri – maggiori accantonamenti (LLP o Loan Loss Provisions future) incidenti negativamente sui conti economici bancari o ancor maggiori NPL a bilancio per le banche, costringendole a impegnarsi in  costose azioni di derisking dei propri bilanci
  • riduzione generalizzata della domanda di credito corporate, scoraggiando le imprese a intraprendere transazioni generatrici di commissioni.
  • last but not least, una consistente riduzione nelle riserve (o capital gain potenziali) sui titoli obbligazionari detenuti nei rispettivi attivi finanziari a bilancio dalle grandi banche.

pur restando ottimisti, staremo a vedere.

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Riferimenti:

Rate Hikes, Lagging Deposit Betas Boost US Bank Net Interest Margins, FitchRatings, March 17 2022

April 2022 Euro Area Bank Lending Survey, April 12, 2022

When Will Banks Start Raising Deposit Rates: Here’s What History Shows, Bank Policy Institute, April 25 2022

Federal Reserve Issue FOMC Statement, Federal Reserve, May 04, 2022

Monetary Policy Summary, Bank of England, May 4 2022,

2022 US Bank Market Report, S&P Global Market Intelligence, May 5 2022

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